venerdì 18 agosto 2017

AUGURI, RUTILIO !


"Se potrò costatare l'accoglienza da parte vostra di queste mie esortazioni, saprò di non aver vissuto inutilmente"


 TESTAMENTO SPIRITUALE DI RUTILIO SERMONTI
 
Ascoltatemi, carissimi amici e compagni di fede. Questo non è un addio. L'addio, sarete voi a darmelo, quando io non potrò più farlo, dato che, fino all'ultimo respiro, intendo adempiere al giuramento che prestai il 28 ottobre 1939 allo Stadio dei Marmi, al Duce presente.

È un testamento e una consegna, e, come tale, va redatto presso alla conclusione della vita, ma ancora nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, come il destino ha voluto conservarmi tuttora.

Mi rivolgo a voi, che mi siete più vicini nei ranghi, ma vi faccio carico di serbare in cuore le mie parole e di divulgarle al massimo e con ogni possibile mezzo a tutti coloro che giudicate pronti a riceverle, il giorno in cui mi porrò in congedo illimitato.

Per tutta la vita, ho cercato di servire il nostro comune ideale. Come tutti, ho certo commesso errori ed ingenuità, ma posso orgogliosamente affermare, sfidando chiunque a contraddirmi, di non aver mai accettato il più insignificante compromesso con la laida baldracca cui si usa dare il nome di Libertà, nè con i suoi logorroici manutengoli. Ora che il fardello del legionario comincia a premere sulle mie dolenti spalle, e che il mio passo malfermo necessita dell'appoggio affettuoso dei giovani fedeli, credo quindi di potere, senza mancarvi di rispetto, rivolgermi a voi in tono quasi paterno.

La prima verità da intendere è questa: che il compito che ci siamo assunti non è da uomini, ma da eroi. Non è affermazione retorica, questa, ma rigorosamente realistica. E, se così numerosi tentativi di riunione delle nostre forze sono falliti, è stato perchè si è voluto affrontarli da uomini e non da eroi. E gli uomini, anche di buon livello, hanno una pletora di debolezze, di vanità, di fisime, di opportunismi, che solo gli eroi sanno gettarsi dietro le spalle.

Come tante altre parole, anche "eroe" ha bisogno di una definizione. Non intendo, con essa, riferirmi a un comportamento eccezionale dettato da un attimo di esaltazione, di suggestione e di sacro furore, che può portare fino a «gettare la vita oltre l'ostacolo». Intendo definire quel fatto esistenziale e permanente, detto «concezione eroica della vita», che accompagna il soggetto in tutte le sue azioni e pensieri, anche apparentemente più tranquilli. Eroe, è quindi chi riesce a spezzare i vincoli condizionanti che lo legano, ora ad ora, alla grigia materialità del quotidiano, per seguire ad ogni costo la suprema armonia del cosmo, il sentiero della super-vita e della partecipazione al Grande Spirito. L'eroe è quindi portato a fare il proprio dovere, senza bisogno di alcuna costrizione, ed ha nella propria coscienza un giudice ben più acuto e inesorabile che un pubblico impiegato seduto dietro a un bancone. Libero, non è chi non ha padrone, ma chi è padrone di se stesso, e quindi l'eroe è il solo tipo umano veramente libero.

Non è che l'eroe non si allacci anche lui le scarpe, non paghi il telefono, non incassi lo stipendio o non partecipi magari a una compravendita. Solo che, per lui, quelle sono incombenze necessarie ma accessorie, secondarie: non sono «la realtà della vita», come per l'uomo qualunque. Servono a campare, ma vivere per campare gli toglierebbe il respiro.

Per questo, il nostro primo imperativo dev'essere: «tutti eroi!».

Il mio testamento spirituale potrebbe finire qui, perchè tutto quel che ho fatto, detto e abbondantemente scritto in tanti anni, non è che la conseguenza di quell'impostazione.

Voglio però aggiungervi un paio di consigli, che ritengo possano essere utili per la vostra continuazione della lotta.

Il primo è di adottare un ordinamento (e una formazione) fondato sui doveri e non sui diritti.

Sul piano meramente logico, sembrerebbe la stessa cosa. Se Tizio ha un diritto, ci dev'essere un Caio che ha il corrispondente dovere verso di lui. Se quindi io dico: «Tizio ha diritto di avere X da Caio», è sinonimo del dire «Caio ha il dovere di dare X a Tizio». Che differenza c'è?

C'è, la differenza. E sta nel fatto che, mentre il proprio dovere si può FARE, il proprio diritto si può soltanto RECLAMARE. Ne consegue che, se tutti fanno il loro dovere, e tale è la maggior cura dello Stato, automaticamente anche tutti i diritti vengono soddisfatti, mentre, se si proclamano diritti a piene mani, e tutti li reclamano, si fanno solo cortei con cartelli e una gran confusione e intralcio al traffico (protetto da stuoli di vigili urbani), ma il popolo resta a bocca asciutta, eccettuati i sindacalisti.

La seconda esortazione ha carattere operativo. Un uomo solo, un Capo, può impugnare la barra delle massime decisioni, ma deve possedere qualità eccezionali, che ben raramente si riscontrano. In sua mancanza, un gruppo di tre, quattro, cinque persone accuratamente selezionate, possono svolgere la funzione decisionale con sufficiente prontezza e saggezza. Un organo più numeroso, può funzionare solo a patto che vi sia una rigorosa divisione di funzioni e relative competenze, tra cui quella di sintesi, svolta da pochissimi. Ma soprattutto, deve dominare in esso l'assoluta unità di intenti, al difuori di qualsiasi carattere agonistico (tipo maggioranza e opposizione). In mancanza di tali requisiti, l'organo numeroso è del tutto inutile, anzi gravemente dannoso, perchè vengono a dominare poteri "di fatto" fuori di ogni controllo. Vi dico questo, sia in vista degli organi dello Stato organico che intendiamo istaurare, sia per quanto riguarda agli organi interni di "nostre" formazioni. Per queste ultime, anzi, il pericolo delle vaste "collegialità" (vedasi il pessimo esempio del MSI-DN) è ancor più grave, perchè fattore della degenerazione demagogica e incapacitante delle compagini stesse. Lasciate quindi al belante gregge democratico la ridicola allucinazione di comandare tutti, e coltivate la nobile, virile e feconda virtù dell'obbedienza.

Nessuno nega che il temperamento ambizioso sia uno stimolo per l'azione, ma ognuno stia in guardia: al minimo accenno che esso tenda a prevaricare in lui sulla dedizione alla Causa, sappia mortificarlo con orrore. La vittoria nella «grande guerra santa» è quella.
 
Se potrò costatare l'accoglienza da parte vostra di queste mie esortazioni, saprò di non aver vissuto inutilmente.

Ed ora, non avendo più la forza di stare al remo, torno a darmi da fare al timone.

Enos, Lases, iuvate !

Rutilio

mercoledì 16 agosto 2017

17 AGOSTO 1987 : HANNO ASSASSINATO RUDOLF HESS

 
Vita e morte di mio padre, Rudolf Hess
La lotta di un figlio per l'onore del padre
Wolf Rudiger Hess

Tratto da: The Journal of Historical Review – Gennaio-Febbraio 1993 (Vol. 13, N° 1), pag. 24-39. Questo è il testo di un discorso rilasciato in videoregistrazione alla Undicesima Conferenza dell’IHR, Ottobre 1992, a Irvine, California


NOTE SULL’AUTORE

Wolf Rudiger Hess (1937 – 2001) era il figlio di Rudolf Hess, il Vice di Adolf Hitler fino al Maggio 1941, quando intraprese il suo audace e storico volo in Gran Bretagna. Wolf Hess era un architetto sebbene dedicò molto tempo e impegno a rendere note le vicende di suo padre imprigionato per decenni nel carcere di Spandau a Berlino e le circostanze della sua morte. Wolf Hess era sposato e aveva tre figli.

Quando mio padre volò in Scozia il 10 Maggio 1941, io avevo tre anni e mezzo. Ho pochissimi ricordi di lui quando era ancora in libertà. Uno di questi era quando mi tirò fuori dal laghetto del giardino. Un altro fu quando stavo urlando perché un pipistrello era riuscito ad entrare in casa. Ricordo ancora la sua voce rassicurante mentre portava il pipistrello alla finestra e rilasciarlo nella notte.

Negli anni successivi imparai un po’ alla volta chi era mio padre ed il suo ruolo nella storia. Lentamente arrivai a capire il martirio al quale era stato sottoposto come prigioniero nella prigione militare alleata di Berlino-Spandau per 40 lunghi anni.

CRESCIUTO IN EGITTO E IN GERMANIA

Mio padre nacque ad Alessandria d’Egitto il 26 Aprile 1894, primogenito di Fritz Hess, un rispettato e benestante commerciante. La famiglia Hess personificava la prosperità, la reputazione e la fiducia nelle proprie capacità del Terzo Reich di quel periodo. Personificava anche tutte quelle cose che creavano invidia, paura e spirito combattivo da parte della Gran Bretagna e di altre potenze.

Fritz Hess possedeva un enorme casa con un meraviglioso giardino sulla costa del Mediterraneo. La sua famiglia, che proveniva da Wunsiedel nella regione tedesca del Fichtelgebirge, possedeva un’altra casa a Reicholdsgruen in Baviera dove trascorrevano regolarmente le loro vacanze estive. La fonte di questa ricchezza era una ditta commerciale, la Hess & Co., che Fritz Hess aveva ereditato da suo padre e che dirigeva con notevole successo.

Suo figlio più anziano, Rudolf, era un allievo della Scuola Protestante Tedesca ad Alessandria d’Egitto. Il suo futuro sembrava segnato sia dalla tradizione di famiglia che dal carattere forte del padre. Egli avrebbe ereditato la proprietà, la ditta e di conseguenza sarebbe diventato un commerciante. Il giovane Rudolf, tuttavia, non era molto incline verso questo tipo di vita.

Anzi, si sentiva attirato dalle scienze, soprattutto da fisica e matematica. Le sue capacità in queste discipline si dimostrarono quando era studente presso l’Istituto Educativo di Bad Godesberg, un collegio per ragazzi in Germania che frequentò dal 15 Settembre 1908 fino a Pasqua del 1911. Ciò nonostante suo padre insistette affinché completasse la sua educazione di scuola secondaria dando un esame che gli avrebbe permesso di entrare alla Scuola Superiore di Commercio a Neuchatel, in Svizzera, dopodiché fece l’apprendistato presso una società commerciale di Amburgo.

SERVIZIO MILITARE SULLA LINEA DEL FRONTE

Questi bei progetti stavano però per cambiare. L’inizio della Prima Guerra Mondiale nel 1914 trovò la famiglia Hess nella sua casa di vacanze in Baviera. Rudolf Hess, allora ventenne, non esitò un solo istante a presentarsi come volontario presso l’Artiglieria da Campo Bavarese. Poco tempo dopo fu trasferito alla fanteria e il 4 Novembre 1914, dopo uno scarso addestramento, si trovava già al fronte come recluta, dove prese parte alla guerra di trincea nella prima battaglia della Somme.

Assieme alla maggior parte dei giovani tedeschi dell’epoca, Rudolf Hess andò al fronte come fervente patriota puramente consapevole della causa della Germania, che lui considerava come giusta e determinato a sconfiggere l’arcinemico franco-britannico. Dopo sei mesi di servizio al fronte, mio padre fu promosso caporale. Per i suoi commilitoni fu un vero esempio, sempre il primo a proporsi per fare incursioni e per far parte di pattuglie di ricognizione. Nelle sanguinose battaglie, in mezzo a filo spinato, trincee e crateri di bombe, egli si distinse per la padronanza di sé, il coraggio e l’eroismo.

Nel 1917 venne promosso al grado di tenente. Ma pagò anche il prezzo per questo avanzamento di “carriera”. Fu infatti ferito gravemente nel 1916 e un’altra volta nel 1917 quando un proiettile gli perforò il polmone sinistro.

UNA PACE UMILIANTE E VENDICATIVA

Segnato dagli stenti e dalle ferite avute al fronte, il 12 Dicembre 1918, cioè dopo l’umiliante armistizio di Compiègne, Rudolf Hess fu “congedato dal servizio militare attivo a Reicholdsgruen senza sostentamento”, così recita il documento ufficiale dell’esercito, cioè senza paga, pensione o assegno di invalidità.

Già durante la guerra la famiglia aveva perso le sue considerevoli proprietà in Egitto, conseguenza dell’esproprio britannico. In quel momento, la sconfitta dell’Impero Tedesco nella Prima Guerra Mondiale, portò lacerazioni e persino cambiamenti catastrofici nella vita della famiglia Hess.

Per Rudolf Hess, comunque, il tragico destino patito dalla sua patria a causa della sconfitta, pesava di più delle disgrazie personali. Nonostante l’armistizio militare, le potenze vincitrici mantennero un embargo alimentare contro la Germania che provocò la carestia e questo fino all’imposizione del Trattato di Versailles nel Giugno del 1919. Il Trattato non era altro che una “pace di annientamento” di vendetta dettato dai vincitori e accettato dall’Assemblea Nazionale Tedesca dietro la minaccia di un ulteriore uso della forza.

Il 12 Maggio 1919, in un toccante discorso diventato famoso da allora, il Cancelliere del Reich Philipp Scheidemann, un socialdemocratico, dichiarò:

“ Consentitemi di parlare liberamente senza considerazioni di natura tattica. Per quel che riguarda le nostre discussioni, questo spesso libro nel quale un centinaio di paragrafi iniziano con “ la Germania rinuncia….rinuncia….”, questo atroce e assassino strumento del diavolo in base al quale si estorce e si ricatta un popolo obbligato ad ammettere la sua indegnità, accettando il suo spietato smembramento, permettendo la schiavitù e servitù, questo libro non deve diventare lo statuto del futuro. Io vi chiedo: chi, in qualità di uomo onesto, e non dirò nemmeno in qualità di tedesco, ma solo come uomo onesto leale alle condizioni di un trattato, può sottomettersi a tali condizioni? Chi è che non appassirebbe dopo essere stato messo in catene? Inoltre dobbiamo darci da fare, dobbiamo sudare e lavorare come schiavi per il capitalismo internazionale, lavorare senza paga per il mondo intero!

Se questo trattato verrà firmato, non sarà soltanto il cadavere della Germania a restare sul campo di battaglia di Versailles, ma vi resteranno dei nobili principi come il diritto all’autodeterminazione dei popoli, l’indipendenza delle nazioni libere, il credo in tutti quei nobili ideali sotto le cui bandiere gli Alleati hanno affermato di combattere e, soprattutto, il credo nel rispetto delle condizioni del trattato “.

Le parole di Scheidemann non lasciavano alcun dubbio che, come risultato della politica di “guai ai vinti” da parte dei governi delle potenze Alleate e Associate, veniva messa in questione la vera e propria esistenza della Germania come nazione prospera e unificata. Come osservarono personaggi lungimiranti dell’epoca, la Costituzione della “Repubblica di Weimar” (1919-1933), non era in verità quella che il Parlamento adottò formalmente l’11 Agosto 1919, ma fu piuttosto imposta dal diktat del Trattato di Versailles il 28 Giugno 1919. Il risultato del Trattato fu che ognuno dei vari governi della “Repubblica di Weimar” affrontava gli stessi problemi insormontabili. Ogni amministrazione era costretta a mettere in atto le numerosi condizioni oppressive e devastanti del Trattato, agendo quindi in qualità di “agente” delle potenze vincitrici. Ogni nuovo governo si screditava così inevitabilmente agli occhi della gente che rappresentava e di conseguenza commetteva una specie di suicidio politico.

L’INCONTRO CON HITLER

Un leader politico, tuttavia, giurò fin dall’inizio in modo provocatorio, che non avrebbe mai permesso a se stesso o al partito di farsi ricattare. Quest’uomo era Adolf Hitler e il suo partito era il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi. Come molti dei suoi compatrioti, mio padre fu profondamente colpito e inorridito dalle condizioni che si erano venute a creare in Germania e così si decise a lottare contro il “Diktat” di Versailles. La catastrofica situazione economica che trovò a Monaco dopo il suo ritorno dal fronte non riusciva nemmeno a descriverla. Come la maggior parte dei suoi commilitoni, Hess andò in guerra nel 1914 per una Germania libera, forte e fiera. Ora, nel 1919, il ventiseienne Hess era testimone in Baviera della creazione di una “repubblica Sovietica” gestita da comunisti e ebrei. Ai suoi occhi, la sconfitta militare aveva aperto la strada alla catastrofe nazionale.

In una lettera scritta ad una cugina qualche tempo dopo, Hess descrisse i suoi sentimenti dell’epoca:

“ Tu sai quanto io soffra della situazione nella quale è stata trascinata la nostra nazione una volta così fiera. Ho combattuto per l’onore della nostra bandiera là dove un uomo della mia età doveva ovviamente lottare, dove le condizioni erano al peggio, nella sporcizia e nel fango, nell’inferno di Verdun, Artois e altri luoghi. Ho visto l’orrore della morte in tutti i suoi aspetti, sono stato martellato per giorni da pesanti bombardamenti, ho dormito in un buco dove giaceva metà del corpo di un soldato francese. Ho patito la fame ed ho sofferto, così come tutti i soldati al fronte. Tutto questo quindi è stato vano? La sofferenza di tanta brava gente non conta niente? Ho imparato da te ciò che voi donne avete dovuto vivere! No, se tutto questo è stato inutile, ancora oggi sarei dispiaciuto di non essermi sparato un colpo in testa lo stesso giorno in cui furono rese pubbliche le mostruose condizioni dell’armistizio e la loro accettazione. Se non l’ho fatto è perché avevo la speranza che in un modo o nell’altro sarei stato in grado di fare qualcosa per rovesciare il destino “.

Da allora in poi egli fu consumato dalla convinzione di poter “rovesciare il destino” e dalla determinazione di agire su questa convinzione. Durante l’inverno 1918-1919, in una Germania umiliata scossa da sommosse comuniste, tormentata da governi “ad hoc” di soviet di lavoratori e di soviet militari, egli vedeva ancora, nonostante il suo sconforto, la possibilità di rinnovamento per il popolo per il quale era stato disposto a dare la sua vita.

Determinato ora a combattere contro la ovvia volontà di sottomettere la Germania, i suoi sentimenti di disperazione si trasformarono in bruciante indignazione e motivante rabbia.

Egli fu quindi inevitabilmente attratto da una forza politica che, come aveva correttamente intuito fin dall’inizio, era in grado di spezzare le catene messe al popolo tedesco a Versailles. Come milioni di altri tedeschi, seguì il leader di questo movimento, ma lo fece prima e con maggior passione di molti altri. Assieme ai suoi compatrioti era convinto della giusta causa per la quale lottava: ripristinare i diritti della nazione tedesca e spezzare le catene di Versailles.

Il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi fu fondato a Monaco nel Gennaio del 1919. Hitler si iscrisse alcuni mesi dopo e ne divenne rapidamente l’oratore più in vista. Fu un giorno di Maggio del 1920, ad una riunione serale di questo piccolo gruppo di persone in una stanza adiacente la birreria Sternbecker a Monaco, quando Hess sentì parlare Hitler per la prima volta. Quando tornò a casa quella sera nella piccola pensione dove viveva, disse alla ragazza che viveva nella stanza accanto, Ilse Proeh, che avrebbe in seguito sposato, quanto segue:

“ Dopodomani devi venire con me ad una riunione del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi. Parlerà uno sconosciuto. Non riesco a ricordare il suo nome, ma se c’è qualcuno che può liberarci da Versailles, quello è l’uomo giusto. Quell’uomo sconosciuto ci restituirà il nostro onore “.

Mio padre divenne il membro numero 16 del gruppo il 1° Luglio 1920. Da quel momento in poi egli fu lentamente ma costantemente attratto dal suo leader. Vi erano varie ragioni per l’entusiasmo riposto in Hitler. Per prima cosa vi erano ragioni di politica vera e propria che Hess formulò in una lettera scritta nel 1921 con queste parole:

“ Il nocciolo della questione è che Hitler è convinto che la risurrezione nazionale è possibile solo se riusciamo a guidare la grande massa del popolo, in particolare i lavoratori, verso una consapevolezza nazionale. Ma ciò è possibile solo nel contesto di un socialismo ragionevole e onesto “.

Per seconda cosa, Hess aveva una ragione personale, cioè l’eloquenza di Hitler. In una lettera ad un amico scritta nel 1924, mio padre descrisse l’effetto di questo dono:

“ Non riuscirai a trovare più di una volta un uomo che a riunioni di massa possa mandare in estasi sia il più sfegatato militante di sinistra che il più conservatore esponente di destra. Quest’uomo, nel giro di un paio d’ore è riuscito a fare alzare in piedi e a far cantare l’inno nazionale alle migliaia di comunisti che erano venuti per interrompere la riunione (Monaco 1921) e quest’uomo, nel giro di tre ore, è riuscito ad assicurarsi l’appoggio, o comunque un muto stupore, delle poche centinaia di industriali e del governatore provinciale che erano venuti più o meno per opporvisi “.

Rudolf Hess era convinto che Hitler non poteva fallire nel rompere le catene di Versailles e nel portare avanti un cambiamento politico di direzione che prometteva un futuro migliore.

Negli anni prima che arrivasse ad avere un sostegno dei lavoratori su vasta scala, il Partito Nazionalsocialista era un piccolo fenomeno bavarese e il posto di Hitler nella politica nazionale era insignificante e nemmeno la riconosciuta capacità oratoria di Hitler riuscì all’inizio a cambiare la realtà. Durante il periodo dal 1924 al 1929, quando sembrava che la Germania tornasse a condizioni normali, nonostante Versailles, Hitler non era molto conosciuto. L’unica eccezione fu nel 1923 quando ottenne una breve notorietà per il ruolo avuto il 9 Novembre nella “Marcia sulla Feldherrnhalle” a Monaco ed il tentativo andato a vuoto di rovesciare il governo locale. Nel corso di questo colpo di mano fallito, mio padre arrestò tre ministri del governo dello stato bavarese. Per il ruolo avuto in questo tentativo, Hitler fu punito con il carcere nella fortezza di Landsberg, dove più tardi lo raggiunse mio padre.

LA VITTORIA NELLA LOTTA POLITICA

Fu durante il periodo della carcerazione che Hitler e mio padre allacciarono un rapporto speciale di stima e reciproca fiducia che avrebbe contrassegnato l’immagine della dirigenza del partito negli anni a venire. Fu sempre a Landsberg che Hitler scrisse la celeberrima e rilevante opera “Mein Kampf” (La Mia Battaglia). Mio padre curò le pagine del manoscritto controllandole per eventuali errori. Hitler fu rilasciato il 20 Dicembre 1924. Quattro mesi dopo, nell’Aprile del 1925, mio padre divenne il segretario privato di Adolf Hitler, con un salario mensile di 500 Marchi.

Agli inizi degli anni 30, l’impatto della Grande Depressione e la disintegrazione politica della Repubblica di Weimar prepararono le quinte alla presa del potere da parte di Hitler, nel Gennaio del 1933. Come conseguenza della sue ben organizzate campagne di propaganda, dovute a loro volta ad una disciplina e coesione quasi militare, il Partito Nazionalsocialista attirò un sempre maggiore sostegno elettorale da parte di fasce sempre più ampie della popolazione. E mentre la disoccupazione cresceva, sempre più lavoratori senza lavoro si univano ai Nazionalsocialisti, molti dei quali disertavano dal Partito Comunista Tedesco.

Duranti i giorni convulsi del Gennaio 1933, mio padre non si allontanò mai dal fianco di Hitler. In una lettera scritta a mano a sua moglie, datata 31 Gennaio 1933, ossia il giorno dopo che Hitler divenne Cancelliere, il trentottenne Rudolf Hess prese nota dei suoi sentimenti durante questo momento di trionfo:

“ Sto sognando o sono sveglio? Questa è la domanda del momento! Sono seduto nell’ufficio del cancelliere a Wilhelmsplatz. Anziani funzionari pubblici si avvicinano silenziosamente su morbidi tappeti per presentare dei documenti “al Cancelliere del Reich”, il quale al momento sta presiedendo una riunione di Gabinetto e preparando le iniziali disposizioni del governo. Fuori il pubblico in piedi paziente, ammassato, in attesa di “vederlo andare via”, inizia a cantare l’inno nazionale e a gridare “Heil” al “Fuehrer” o al “Cancelliere del Reich”. Dopodiché inizio ad agitarmi e a stringere i denti, proprio come feci ieri quando il Fuehrer ritornò dal suo incontro col Presidente del Reich in qualità di Cancelliere del Reich e mi chiese di raggiungerlo nella sua stanza da letto all’Hotel Kaiserhof in mezzo a tutta la massa di leaders che aspettava nella hall del ricevimento, quando ciò che io avevo ritenuto impossibile fino all’ultimo divenne realtà. Ero fermamente convinto che tutto sarebbe andato storto all’ultimo momento. E pure il Capo mi confidò che le cose per un paio di volte camminarono sul filo del rasoio a causa dell’intransigenza di viscidi personaggi del Gabinetto (si riferiva a Alfred Hugenberg, partner della coalizione e presidente del Partito Popolare Nazionale Tedesco). La fiaccolata serale sfilò davanti al felice vecchio gentiluomo, il Presidente von Hindenburg, alla quale assistette fino che ebbe sfilato l’ultimo uomo delle SA (reparti di assalto) a mezzanotte circa. Poi venne il giubilo indirizzato al Fuehrer misto a quello indirizzato al Presidente del Reich. Era l’ora degli uomini e delle donne che spingevano, tenendo in braccio i loro figli davanti al Fuehrer, giovani ragazze e ragazzi, i loro volti raggianti quando “lo” riconobbero alla finestra della Cancelleria del Reich. Quanto mi spiace che tu non c’eri! Il Capo si comporta con estrema certezza. E la puntualità!!!! Sempre qualche minuto prima dell’ora prefissata!!! Ho dovuto persino mettermi i9n testa di comprare un orologio. E’ l’alba di una nuova era “ .

Tutto ciò era scritto su un foglio di carta con l’intestazione “ Il Cancelliere del Reich”. Hess aveva comunque sbarrato le lettere in Gotico con la sua penna. Il giorno dopo, in una seconda lettera datata 1° Febbraio, concluse con le parole: “ Il primo passo verso la vittoria, spero, sia dietro le nostre spalle. Il secondo difficile periodo della battaglia è iniziato! “.

Il 21 Aprile 1933 Hitler nominò Hess Vice-Fuehrer del Partito Nazionalsocialista. Il suo compito era di dirigere il partito di governo in qualità di rappresentante di Hitler e di sostenere i suoi principi sociali e nazionali. Otto mesi più tardi, il 1° Dicembre 1933, il Presidente del Reich Hindenburg, agendo su proposta di Hitler, nominò Hess Ministro del Reich senza Portafoglio. Allo scoppio della guerra nel 1939, Hitler nominò il Maresciallo del Reich Hermann Goering Vice-Capo di Stato. Ma ciò non modificò il fatto che Hess rimaneva lo stretto confidente di Hitler e un uomo sul quale poteva contare senza riserve.

NUBI DI GUERRA SI ADDENSANO

Il più importante risultato degli sviluppi politici europei del 1937 e 1938, che raggiunsero l’apice con la “Crisi dei Sudeti” nel 1938, fu che la Gran Bretagna continuava a rafforzare i suoi legami con gli Stati Uniti. Come condizione agli aiuti americani in caso di guerra, il Presidente Roosevelt chiese al premier britannico Chamberlain determinati impegni nell’ambito della stabilità politica. Fu a causa di questa pressione che l’Inghilterra e la Francia conclusero un patto militare nel 1939. Inoltre, le due democrazie europeo-occidentali, piegandosi alla pretesa di Roosevelt di condurre la politica mondiale, diedero garanzie ad Olanda, Svizzera, Polonia, Romania, Grecia e Turchia, in altre parole a tutti i vicini della Germania confinanti ad Est e a Ovest, che Hitler considerava proprietà legittima della Germania.

Partendo da questo punto, l’Inghilterra, la Francia e la Polonia, con l’America dietro di loro, decidevano quale revisione di Hitler delle condizioni imposte a Versailles sarebbe stata considerata una valida ragione, o magari un pretesto, per muovere guerra al Reich tedesco. Anche se Hitler si fosse astenuto da ulteriori mosse politiche revisioniste, da quel momento in poi la questione della guerra o della pace non era più esclusivamente nelle sue mani.

All’epoca “dell’assegno in bianco” firmato dall’Inghilterra alla Polonia nel Marzo del 1939, Hitler non aveva ancora deciso di attaccare la Polonia. Ma ogni leader politico occidentale era consapevole che questa fatidica garanzia era un importante passo avanti verso la guerra. Anzi, importanti esponenti di circoli occidentali e fra l’opposizione anti-hitleriana in Germania calcolarono che Hitler avrebbe reagito a questa nuova dipendenza della Polonia dalla Gran Bretagna, Francia e USA con un’azione militare. Si sperava che ciò non significasse solo la guerra ma anche la caduta di Hitler. Ciò fu confermato da Chamberlain nel suo diario alla data del 10 Settembre 1939: “ La mia speranza non è in una vittoria militare, in quanto dubito che ciò sia possibile, ma in un crollo interno della Germania “.

Il 1° Settembre 1939, le forze armate tedesche iniziarono l’attacco alla Polonia. Due giorni dopo, Inghilterra e Francia, dichiararono guerra al Reich tedesco. Il fatto che questi governi non dichiararono guerra anche alla Rusia sovietica che invase la Polonia il 17 Settembre 1939 (in base agli accordi del patto germano-tedesco del 23 Agosto 1939), dimostra chiaramente che la garanzia data dall’Inghilterra alla Polonia, così come la dichiarazione di guerra franco-britannica alla Germania, non era motivata da una preoccupazione per la Polonia ma era piuttosto indirizzata contro la Germania.

Quattro settimane dopo la Polonia fu sconfitta ed il paese fu diviso fra Germania e Russia, senza che un singolo colpo venisse sparato ad occidente. Inghilterra e Francia non avevano fatto niente per l’alleato polacco ed ora Hitler pianificava un attacco contro la Francia. Allo stesso tempo egli sperava che la Gran Bretagna avrebbe fatto un accordo di pace con lui, accettando di fatto l’egemonia nell’Europa orientale di una Germania diventata potente. Credeva che l’Inghilterra sarebbe stata d’accordo ora che la Polonia era sconfitta, o almeno al più tardi dopo la vittoria della Germania sulla Francia.

Dopo la vittoria lampo tedesca sulla Polonia e prima dell’attacco tedesco alla Francia nel Maggio del 1940, Hitler fece il primo dei tanti tentativi di guerra all’Ovest. La sua offerta di pace del 12 Settembre 1939, accompagnata dall’assicurazione che sotto la sua dirigenza la Germania non avrebbe mai capitolato, era una mossa per tastare il terreno. Essa fu sostenuta da Stalin ma rifiutata da Chamberlain e dal premier francese Daladier.

Solo dopo che le sue speranze di pace con la Francia e l’Inghilterra svanirono, solo allora Hitler diede ordine di attaccare la Francia. Iniziò il 10 Maggio 1940 e la Francia crollò il 21 Giugno 1940. L’armistizio franco-tedesco fu firmato il 22 Giugno nella stesso vagone ristorante ferroviario a Compiègne dove i tedeschi avevano firmato l’umiliante armistizio nel Novembre del 1918.

Nessuno aveva previsto una così rapida vittoria tedesca sulla Francia. La conseguenza di questo sorprendente risultato fu che Hitler dominava sul continente europeo, dall’Atlantico al fiume Bug Occidentale (in Polonia) e da Capo Nord alla Sicilia. Ma per l’Inghilterra non aveva le stesse mire che sul continente. Infatti, durante la sua visita nel Giugno del 1940 ai luoghi delle vittorie militari tedesche, Hitler ancora una volta espresse il desiderio di raggiungere un completo accordo di pace con la Gran Bretagna. Fu allora che il suo Vice, Rudolf Hess, decise che, se fosse stato necessario, si sarebbe impegnato personalmente a raggiungere la pace vitale con l’Inghilterra.

VOLO DI PACE

Cosa successe veramente fra il Giugno del 1940 e il 10 Maggio del 1941, il giorno in cui mio padre decollò alla volta della Scozia su un Messerschmitt 110, lo si conosce solo a spanne perché i relativi documenti britannici restano tuttora secretati. I documenti di Hess che furono declassificati in Inghilterra con grande enfasi nel Giugno del 1992 si dimostrarono deludenti. Fra questi, circa duemila pagine si rivelarono totalmente inconsistenti per quanto riguarda i contatti segreti che esistevano fra Inghilterra e Germania, per quanto riguarda il gruppo di pace britannico (che includeva membri della famiglia reale) e gli omologhi in Germania o per quanto riguarda il ruolo giocato dal servizio segreto britannico prima del volo. Per farla breve, queste carte non contenevano niente che dimostrassero perché mio padre sperava con serietà che la sua missione avrebbe avuto successo.

In tutti i modi, si può dire con certezza che i documenti britannici ancora secretati non contengono niente che possano mettere in cattiva luce Rudolf Hess e le politiche del governo tedesco dell’epoca. Inoltre si può affermare con certezza che i documenti che il governo britannico continua a tenere segreti mettano in cattiva luce il governo britannico di Winston Churchill al tempo di guerra. Andrò oltre dicendo che questi documenti segreti confermano che Churchill cercò di prolungare la guerra, con tutte le sofferenze, le distruzioni e le morti che questo implica. C’è chi potrà dire che queste affermazioni sono ingiustificate e di parte. Al riguardo vorrei però citare le parole di uno storico britannico che ha effettuato vaste ricerche appunto sull’aspetto di quel tremendo conflitto. Nel suo “A Dieci Giorni dal Destino: la Storia Segreta dell’Iniziativa di Pace di Rudolf Hess e i Tentativi Britannici di Vanificare le Trattative con Hitler (New York. W. Morrow, 1991), (disponibile presso l’IHR), John Costello conclude che sarebbe stato possibile far cessare la guerra europea prima che diventasse mondiale se solo il governo inglese avesse fatto anche la più piccola mossa in quella direzione.

Nel suo “ A Dieci Giorni dal Destino “, (da pag. 17 a 19), Costello scrive le seguenti parole rivelatrici:

Fintanto che il governo inglese non inverte l’attuale politica e non declassifica la relativa sezione dei suoi archivi storici del servizio segreto, sarà impossibile determinare se i contatti clandestini con la Germania che giocarono evidentemente un ruolo nel portare Hess in Scozia la notte del 10 Maggio 1941, fossero una vittoria del servizio segreto o parte di un bieco complotto di pace sfuggito al controllo. Ciò che oggi è indiscutibile è che la missione di Hess era ben lontana dall’essere una “pazzia mentale” di un Vice di Hitler illuso, così come viene ancora ritratto da accreditati storici inglesi. Le prove documentarie rinvenute finora (e che sono, aggiungo per inciso, solo la punta di un iceberg) indicano che si è trattato del risultato di un susseguirsi interdipendente di manovre di pace segrete britanniche e tedesche che possono essere fatte risalire all’estate del 1940. I pezzi di questo complicato puzzle cominciano a formare un preciso disegno dimostrando che:

- l’ordine di Hitler di fermare l’avanzata dei Panzer a Dunkerque era uno stratagemma accuratamente studiato per convincere i governi inglesi e francesi a cercare un compromesso di pace.

- una maggioranza del Gabinetto di Guerra di Churchill avevano deciso di scambiare Gibilterra e Malta in cambio del mantenimento del controllo dell’impero.

- un allarmato Presidente Roosevelt cercò segretamente l’aiuto canadese per fermare l’accettazione da parte britannica di una “pace morbida” con Hitler.

- i leaders francesi, il 24 Maggio 1940, credevano che la Gran Bretagna non avrebbe combattuto ma avrebbe accettato un negoziato di pace congiunto mediato da Mussolini.

- Churchill e la Gran Bretagna la scamparono soltanto perché il Primo Ministro ricorse a spietati e machiavellici intrighi e a inganni con forte posta in gioco per fermare un incerto Segretario agli Esteri che voleva convincere il Gabinetto di Guerra a fare un negoziate di pace architettato da R.A. Butler. Quando la Francia cadde, il Sotto Segretario di Lord Halifax trasmise addirittura un messaggio a Berlino dicendo che “il buon senso e non la spavalderia” suggerivano che l’Inghilterra doveva negoziare con Hitler e non combatterlo.

- due giorni dopo che Churchill aveva promesso “di non arrendersi mai”, Lord Halifax e R.A. Butler segnalarono a Berlino, tramite la Svezia, che sarebbe stata fatta una proposta britannica di pace dopo l’armistizio francese il 18 Giugno 1940

- l’Ambasciatore Kennedy era stato in contatto segreto con gli emissari di Hitler tentando di fermare la guerra mentre il governo inglese sospettava che si stesse approfittando illegalmente di informazioni del tesoro per fare un bel colpo in borsa e sui titoli

- il Duca di Windsor e altri membri della famiglia reale favorirono le aspettative tedesche circa una pace negoziabile.

- il piano di Hess di volare in Scozia prese forma negli ultimi giorni della battaglia di Francia e fu incoraggiato nel Settembre 1940 quando scoprì che l’Inghilterra continuava a trasmettere sondaggi per la pace tramite Svizzera e Spagna.

- l’MI5 (il servizio segreto britannico) intercettò la prima iniziativa di pace di Hess e la trasformò in una operazione “doppio gioco” per attirare Hess in una trappola tesa dal Duca di Hamilton e dagli Ambasciatori inglesi in Svizzera e a Madrid.

- il clamoroso arrivo di Hess non lasciò altra scelta a Churchill se non quella di occultare i fatti travisando i fatti e nel silenzio ufficiale in modo da proteggere non solo il Duca di Hamilton ma anche colleghi conservatori che persino nel 1941 rimanevano convinti che una pace onorevole con Hitler era fattibile.

Per più di cinquant’anni il pretesto inglese della segretezza ha offuscato e distorto il fatto. Le storie ufficiali hanno accuratamente mascherato i ruoli giocati da personaggi chiave nell’impegno durato un anno di arrivare ad un negoziato con Hitler all’insaputa di Churchill. Quanto siano arrivati vicino al successo queste cospirazioni di pace è stato nascosto per proteggere le reputazioni dei politici e diplomatici britannici che avevano creduto che Hitler fosse una minaccia minore per l’Impero di quanto lo fosse invece Stalin.

Anche Churchill aveva le sue buone ragioni per coprire i suoi dissidi al tempo della guerra con altri membri di spicco del Partito Conservatore. Non voleva scandali che macchiassero la gloria della sua dirigenza durante la Battaglia d’Inghilterra e “il bianco bagliore, irresistibile e sublime che attraversava la nostra Isola da un capo all’altro”.

Il “momento migliore” dell’Inghilterra ed il ruolo avuto da Churchill nel cesellarlo fu custodito come uno dei capitoli più illustri della storia inglese. Il suo coraggio visionario aveva creato, più con le parole che con la sostanza militare, nel popolo inglese il credo che potevano sconfiggere Hitler nel 1940 nonostante la schiacciante disparità.

Nessuno sa con certezza se mio padre intraprese il suo volo con la consapevolezza e la benedizione di Adolf Hitler. Entrambi non ci sono più. Tutte le prove disponibili, tuttavia, suggeriscono che Hitler fosse a conoscenza in anticipo del volo:

per prima cosa, appena alcuni giorni prima del volo, mio padre ebbe un colloquio privato con Hitler che durò quattro ore. E’ risaputo che i due alzarono la voce durante alcune fasi del loro incontro e che quando terminarono, Hitler accompagnò il suo Vice nell’anticamera, mise il suo braccio sulla spalla per confortarlo e disse: “Hess, siete veramente testardo “.

Per secondo, il rapporto fra Hitler e Hess era così stretto e confidenziale che si può logicamente presumere che Hess non avrebbe fatto un passo così importante nel bel mezzo della guerra senza prima informare Hitler.

Come terza cosa, sebbene gli assistenti e i segretari di Hess furono imprigionati dopo il volo, Hitler intervenne per aiutare la famiglia di Hess. Si interessò affinché venisse pagata una pensione alla moglie di Hess e mandò un telegramma personale di condoglianze alla madre di Hess quando il marito morì nell’Ottobre del 1941.

Come quarta cosa, fra le carte rese pubbliche nel Giugno 1992 dalle autorità inglesi ci sono due lettere di addio che mio padre scrisse il 14 Giugno 1941, il giorno prima in cui tentò di suicidarsi a Mytchett Place, in Inghilterra. Le lettere furono scritte dopo essersi reso conto che la sua missione di pace era definitivamente fallita. Una era indirizzata a Hitler e l’altra alla sua famiglia. Entrambe confermano in modo chiaro che il suo stretto rapporto con Hitler esisteva ancora. Se avesse intraprese la ormai ovvia fallita missione senza che Hitler ne fosse a conoscenza, il suo rapporto con Hitler non poteva più essere di fiducia.

Infine, come quinta cosa, il Gauleiter (governatore) Ernst Bohle, intimo amico di Hess e funzionario di alto rango che aveva aiutato mio padre a tradurre alcuni documenti in inglese, restò convinto fino alla sua morte che tutto questo fu fatto con l’approvazione di Hitler.

L’INSABBIAMENTO DELLE PROVE STORICHE

Un commento generale sulle informazioni disponibili in merito alle propose di pace di mio padre è il seguente: durante l’intero periodo dei suoi quaranta anni di carcere a Spandau, gli fu proibito di parlare pubblicamente della sua missione. Ovviamente questo divieto ufficiale di discutere pubblicamente di un argomento venne imposto perché sapeva cose che, se rese pubbliche, sarebbero state molto imbarazzanti per il governo inglese e probabilmente anche per i governi sovietico e americano.

Di conseguenza, la ricerca storica contemporanea dipende interamente dai documenti britannici. Le autorità inglesi hanno annunciato che molti importanti documenti d’archivio su Hess rimarranno sigillati fino all’anno 2017. L’intera faccenda fu trattata così segretamente che solo un ristretto gruppo di personaggi intorno a Churchill ne era al corrente. Le proposte, i piani o le offerte portate da Hess sono rimaste segrete negli archivi fino ai giorni nostri. Fintanto che questa documentazione rimarrà segreta, il mondo non saprà la natura precisa delle proposte di pace che mio padre portò con se da presentare al governo britannico nel Maggio del 1941. E questo, ovviamente, va preso in considerazione in qualsiasi seria valutazione sullo storico volo di mio padre.

Un’indicazione che Hess diede, più di quanto essa sia nota, è contenuta in un commento preparato il 3 Giugno 1941 da Ralph Murray dell “Esecutivo Bellico Politico”, un’agenzia segretissima del governo britannico, per Sir Reginald Leeper, capo del dipartimento del servizio segreto del Ministero degli Esteri. Questo documento indica che anche il Segretario di Stato Cardogan aveva avuto una conversazione con Rudolf Hess.

Lo scopo e il contesto di questo colloquio non può essere ancora accertato. Le informazioni disponibili non sono ancora complete. Tuttavia, pare che durante lo svolgersi di questa conversazione, il Vice Fuehrer fu persino più preciso e dettagliato circa le sue proposte di quanto lo fosse stato in alcune successive conversazioni.

Queste furono le proposte di Hess:

UNO: Germania e Inghilterra raggiungono un compromesso sulla politica mondiale basata sullo status quo. Cioè la Germania non attaccherà la Russia per assicurarsi il suo spazio vitale.

DUE: la Germania farà cadere le sue richieste sulle sue ex colonie e riconoscerà l’egemonia britannica sui mari. In cambio, l’Inghilterra riconoscerà l’Europa continentale come sfera di interessi tedesca.

TRE: L’attuale rapporto di forza militare fra Germania e Gran Bretagna nell’aria e sui mari verrà mantenuto. Cioè la Gran Bretagna non riceverà rifornimenti di sostegno dagli Stati Uniti. (NOTA: siccome non c’è alcun riferimento alle forze terrestri, si presume che l’equilibrio di forze andava mantenuto anche in questo caso).

QUATTRO: la Germania si ritirerà dalla “Francia Metropolitana” (Francia Europea) dopo il totale disarmo dell’esercito e della marina francese. Commissari tedeschi rimarranno nel Nord Africa francese e le truppe tedesche rimarranno in Libia per cinque anni dopo la conclusione della pace.

CINQUE: entro due anni dalla conclusione della pace, la Germania creerà stati satelliti in Polonia, Danimarca, Paesi Bassi, Belgio e Serbia. La Germania, tuttavia, si ritirerà dalla Norvegia, Romania, Bulgaria e Grecia (ad eccezione di Creta che i paracadutisti tedeschi presero nel Maggio del 1941). Dopo alcuni arrotondamenti all’Est, al Nord, all’Ovest e al Sud (l’Austria e la Boemia-Moravia dovevano evidentemente restare nell’ambito del Reich), la Germania riconoscerà posizioni britanniche nel Mediterraneo orientale e nel Medio Oriente.

SEI: la Germania riconoscerà l’Etiopia ed il Mar Rosso come sfera di influenza britannica.

SETTE: la persona alla quale il Vice Fuehrer stava parlando era un po’ sconcertata circa il fatto se l’Italia avesse approvato le proposte di pace di Hess. Hess non disse nulla al riguardo, sebbene i punti QUATTRO e SEI avrebbero fortemente intaccato gli interessi italiani.

OTTO: Rudolf Hess ammise che Hitler era d’accordo fin dall’inizio nel sostenere la “storia di copertura” divulgata in Germania che egli fosse “fuori di testa”.

Questa proposta di pace avrebbe infatti portato la pace nel mondo già nel 1941. Se la Gran Bretagna avesse negoziato con la Germania su queste basi, l’attacco tedesco alla Russia, che iniziò meno di tre settimane dopo, il 22 Giugno 1941, non ci sarebbe stato perché Hitler avrebbe ottenuto ciò di cui aveva bisogno per la sopravvivenza: il controllo sul continente. La guerra si sarebbe sgonfiata su tutti i fronti.

Invece, come sappiamo, la guerra continuò, portando distruzione, sofferenza e morte ad un livello quasi inimmaginabile perché la mano tesa per la pace fu rifiutata da Churchill e Rossevelt. La pace che cercavano era una pace cartaginese. Il loro solo obiettivo era la distruzione della Germania.

Dopo alcuni interrogatori iniziali con Rudolf Hess condotti dal Duca di Hamilton e Sir Ivone Kirkpatrick a Glasgow, mio padre fu interrogato il 9 Giugno 1941 da Lord Simon, Il Lord Cancelliere, e il 9 Settembre 1941 da Lord Beaverbrook, Ministro della Produzione Aeronautica. Pochi giorni dopo Beaverbrook volò a Mosca per concordare gli aiuti militari all’Unione Sovietica. Questi due interrogatori non furono motivati dal desiderio di pace ma da quello di carpire da Hess ogni possibile segreto militare.

NORIMBERGA

Dopo il Settembre del 1941, mio padre venne completamente isolato. Il 25 Giugno 1942 fu trasferito a Abergavenny nel Galles del Sud dove fu tenuto prigioniero fino al suo ritorno a Norimberga l’8 Ottobre 1945 per affrontare un processo come “importante criminale di guerra” presso il cosi detto “Tribunale Militare Internazionale”.

Non entrerò nel merito di questo vergognoso “processo dei vincitori sui vinti”, tranne il fatto che anche i giudici del Tribunale Alleato dovettero esonerare mio padre dalle accuse di “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità”, ma decretarono che, colui che aveva rischiato la vita per portare la pace, era colpevole di “crimini contro la pace” e, su quella base, condannato all’ergastolo. Solo il trattamento riservato dal Tribunale a Hess è più che sufficiente per liquidare il Tribunale di Norimberga come una vendicativa corte illegale dei vincitori che presumeva di essere un vero e proprio foro di giustizia.

LA PRIGIONE DI SPANDAU

Assieme ad altri sei accusati di Norimberga, mio padre fu trasferito il 18 Luglio 1947 alla tetra fortezza nel distretto di Spandau a Berlino che fu designata come Prigione Militare Alleata.

Le norme secondo le quali venivano tenuti i sette prigionieri erano così severe che persino il cappellano francese della prigione, Casalis, protestò (nel 1948) contro il loro scandaloso trattamento. Descrisse Spandau come un luogo di tortura mentale. Nell’Ottobre del 1952, dopo due anni di continue discussioni fra le potenze competenti della custodia, i sovietici aderirono alla concessione dei cosi detti “privilegi speciali”: una visita di trenta minuti al mese. Una lettera alla settimana di non oltre 1.300 parole. Assistenza medica in prigione. E, in caso di morte, sepoltura delle ceneri nella prigione anziché il loro spargimento nell’aria.

Dopo il rilascio di Albert Speer e Baldur von Schirach il 1°Ottobre 1966, Rudolf Hess rimase l’unico detenuto. Per oltre venti anni mio padre fu l’unico prigioniero in una prigione prevista per circa 600 detenuti.

Dopo un ulteriore revisione delle norme agli inizi degli anni 70, ad un membro della famiglia era consentito fare visita al prigioniero per un’ora una volta al mese. Il prigioniero poteva inoltre ricevere quattro libri al mese. Come prima, però, le visite, i libri e le lettere venivano sottoposti a stretta censura. Non era permesso alcun riferimento agli eventi del periodo 1933-1945. Nessuna menzione della sentenza del Tribunale o fatti ad essa collegati. Le visite della famiglia erano monitorate dalle autorità di ognuna della quattro potenze, nonché da almeno due guardie. Non era permesso nessun contatto fisico, nemmeno una stretta di mano. Le visite avevano luogo in una speciale “Sala Visitatori”, una parte della quale aveva una “finestra” aperta.

Mio padre poteva ricevere fino a quattro quotidiani al giorno e dopo la metà degli anni 70 gli fu consentito di guardare la televisione. Tuttavia giornali e televisione erano sottoposti a censura sulla base di quanto menzionato sopra. Mio padre non poteva guardare alcun notiziario televisivo.

Per molti anni mio padre rifiutò le visite di membri della sua famiglia con il motivo che le condizioni alle quali queste visite dovevano sottostare erano un’offesa al suo onore e alla sua dignità ed erano più penalizzanti che piacevoli. Cambiò idea nel Novembre del 1969, quando si ammalò gravemente e dovette lottare per rimanere vivo. In queste circostanze e in seguito alle nuove condizioni per le visite, acconsentì alla visita di mia madre, Ilse Hess e il sottoscritto nell’Ospedale Militare Britannico a Berlino. Così il 24 Dicembre 1969 mia madre ed io gli facemmo visita per la prima volta dai tempi della mia infanzia. Fu questa l’unica volta in cui fu concesso a due persone in una volta di fargli visita.

Dopo essere ritornato alla Prigione Militare Alleata di Spandau, egli acconsentì ad ulteriori visite. Negli anni che seguirono, i membri della famiglia fecero visita a Rudolf Hess 232 volte. Solo ai membri più stretti della famiglia era consentito di incontrarlo, cioè sua moglie, sua sorella, sua nipote, suo nipote, mia moglie e il sottoscritto. Era proibito darsi la mano o abbracciarsi. Anche i regali erano proibiti, sia per il compleanno che a Natale.

All’avvocato di mio padre, ministro dello stato bavarese in pensione Dr. Alfred Seidl, fu permesso di incontrare mio padre soltanto sei volte durante i quaranta anni di detenzione, dal Luglio 1947 all’Agosto 1987. Anche il Dr. Seidl era soggetto alle severe norme di censura, cioè veniva preavvisato prima di ogni visita che non gli era permesso di discutere col suo cliente il processo, le ragioni della sua incarcerazione o le iniziative che si stavano prendendo per il suo rilascio. Il Governo Alleato addetto alla custodia si rifiutò sempre di accollarsi le spese del carcere. Dopo il 1° Ottobre 1966, quando mio padre divenne l’unico prigioniero, il governo federale tedesco spese circa 40 milioni di Marchi per la conduzione del carcere. Questo includeva i salari per uno staff di oltre cento persone addette alla sorveglianza e alla gestione del carcere per un solo uomo anziano.

Rudolf Hess nella sua cella del carcere di Spandau. Sul muro sono appese mappe della luna, a riprova del suo interesse per l’astronomia.

IDEE SOVIETICHE

Nel 1986 la politica sovietica verso l’Occidente mostrava chiari segni di riavvicinamento e di distensione. Nonostante i così tanti fallimenti precedenti, decisi di agire in base ad una dritta che ricevetti nel Dicembre 1986 dall’Est per contattare direttamente i sovietici e discutere con loro il rilascio di mio padre.

Nel Gennaio 1987 scrissi una lettera all’ambasciata sovietica a Bonn. Per la prima volta in 20 anni ricevetti una risposta. I funzionari consigliarono di recarmi all’ambasciata sovietica a Berlino Est per un colloquio dettagliato con i rappresentanti sovietici in merito alla situazione di mio padre. Alla fine concordammo un incontro al consolato sovietico di Berlino Ovest il 31 Marzo 1987 alle 2 del pomeriggio. I funzionari dell’ambasciata era certamente al corrente che quel giorno corrispondeva al giorno di visita a mio padre.

Al mattino feci visita a mio padre alla prigione di Spandau per l’ultima volta. Lo trovai mentalmente vigile e in forma ma fisicamente molto debole. Poteva camminare solo con un bastone al fianco e con l’aiuto di una guardia dall’altro. Sederlo con i piedi stesi su una sedia era diventata una procedura complicata che non riusciva a compiere senza un aiuto. Sebbene trovai la temperatura nella stanza dei visitatori nella normalità, aveva freddo e chiese il suo cappotto ed una coperta supplementare.

Mio padre aprì la conversazione con una interessante notizia per i dettagli della quale mi chiese di sedermi e di scriverli. Aveva inoltrato una nuova domanda ai capi di stato delle quattro potenze occupanti, con la richiesta di rilascio dopo i suoi 40 anni di carcere. Fui particolarmente colpito da un punto. Mi disse che si era in particolar modo rivolto al capo di stato sovietico affinché sostenesse il suo rilascio nei confronti delle altre tre potenze competenti per la sua custodia. “ Ho capito bene? “, chiesi. Mio padre annuì. Sapeva, ovviamente da fonte russa, che i sovietici stavano considerando di approvare il suo rilascio.

Dopo il nostro incontro andai dalla prigione di Spandau direttamente al consolato sovietico. Il Consigliere di Ambasciata Grinin, il funzionario col quale parlai, iniziò a spiegare che non era l’ambasciata sovietica a Bonn ma l’ambasciata a Berlino Est responsabile per tutte le faccende sovietiche a Berlino Ovest. Disse che una di queste responsabilità, e le sue parole meritano di essere ripetute alla lettera, era “ la spiacevole eredità di Spandau “. Chiunque avesse ereditato la “Prigione Militare Alleata” in suolo tedesco, disse Grinin, come fu il caso dell’Unione Sovietica alla fine della guerra, non vede certamente l’ora di sbarazzarsene.

Non mi aspettavo nessun risultato eccezionale da questo incontro. Fu un reciproco tastare il terreno e credo che la cosa fu positiva per ambo le parti. Durante lo svolgersi di questo incontro mi parve chiaro che c’erano opinione conflittuali a Mosca sul come trattare il “Caso Hess”. Quelli che erano dalla nostra parte, guidati dal Segretario Generale Gorbachev, stavano chiaramente per avere la maggioranza.

Questa valutazione fu confermata poco tempo dopo in un rapporto pubblicato nella rivista tedesca DER SPIEGEL (13 Aprile 1987). L’articolo pubblicato col titolo: “ Gorbachev farà liberare Hess? “ parlava di un fondamentale cambio di atteggiamento del leader di partito sovietico nei confronti del “Caso Hess”. L’articolo continuava dicendo che Gorbachev era dell’opinione che il rilascio dell’ultimo prigioniero di Spandau sarebbe stato un gesto “che sarebbe stato accettato universalmente come un gesto di umanità” e che “ poteva essere giustificato nei confronti del popolo sovietico “. Al riguardo, il settimanale sopracitato, si riferiva alla successiva visita a Mosca del Presidente tedesco Weiszaecker che era pianificata per la metà di Maggio.

Inoltre, il 13 Aprile 1987, un privato cittadino tedesco scrisse una lettera sul caso Hess al servizio in lingua tedesca di Radio Mosca. La lettera di risposta, datata 21 Giugno 1987, diceva: “ Come si può sperare dalle recenti affermazioni del nostro capo di governo, il Sig. Gorbachev, il vostro impegno durato anni per la liberazione del criminale di guerra R. Hess verrà presto coronato da successo “. Si può facilmente dedurre che una tale lettera di Radio Mosca non fu scritta senza l’approvazione dall’alto.

Questi tre eventi, la mia visita al consolato tedesco a Berlino Ovest il 31 Marzo 1987, l’articolo della rivista Der Spiegel del 13 Aprile 1987 e la risposta di Radio Mosca del 21 Giugno 1987, dimostrano senza equivoci che l’Unione Sovietica, sotto la dirigenza del Segretario Generale Gorbachev, intendeva rilasciare Rudolf Hess. Questo rilascio non faceva solo parte della politica di riconciliazione di Gorbachev ma era un aspetto essenziale di una sistemazione delle rimanenti conseguenze irrisolte della Seconda Guerra Mondiale, senza le quali la riunificazione della Germania e di Berlino non sarebbe stata possibile.

MORTE DA SUICIDIO?

Se le potenze occidentali competenti della custodia di mio padre non erano già al corrente dell’intenzione di Gorbachev, sicuramente lo furono dopo la pubblicazione dell’articolo di Der Spiegel di Aprile. Questo fece suonare indubbiamente dei campanelli d’allarme in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, poiché questa nuova mossa sovietica avrebbe rimosso l’ultimo ostacolo legale al rilascio di mio padre. Per molti anni i governi francese, britannico e americano avevano detto che erano pronti a concordare il rilascio di Hess, ma che era il veto sovietico che lo impediva. La nuova iniziativa di Gorbachev rischiava di mettere a nudo il bluff britannico e americano.

Le autorità di Londra e Washington avrebbero dovuto trovare nuove e consistenti ragioni per negare la libertà a Hess ed evitargli di parlare liberamente.

Il 17 Agosto 1987 un giornalista mi informò in ufficio che mio padre stava morendo. Più tardi, a casa, ricevetti una telefonata alle 6.35 della sera dal Sig. Darold W. Keane, il direttore americano della prigione di Spandau che mi informava ufficialmente che mio padre era deceduto. La notifica ufficiale, redatta in lingua inglese, diceva: “ Sono autorizzato ad informarla che suo padre è spirato oggi alle ore 4.10 del pomeriggio. Non sono autorizzato a darle ulteriori dettagli “.

Il mattino dopo ero su un aereo diretto a Berlino, accompagnato dal Dr. Seidl. Quando arrivai al carcere, una numerosa folla vi si era radunata davanti. La polizia di Berlino bloccava l’entrata e fummo obbligati ad esibire i documenti di identità prima di essere autorizzati ad avvicinarci al cancello di ferro colorato di verde. Dopo aver suonato il campanello, chiesi di parlare col direttore americano del carcere, Sig. Keane. Dopo un po’, il Sig. Keane finalmente arrivò, dall’apparenza molto nervosa e insicuro di sé. Ci disse che non eravamo autorizzati ad entrare nel complesso del carcere e che non mi sarebbe stato permesso vedere la salma di mio padre. Ci disse anche che non era in grado di fornirci ulteriori informazioni circa i dettagli della morte. Veniva presumibilmente preparato un nuovo rapporto sui dettagli della morte di mio padre che sarebbe stato disponibile per le 4 del pomeriggio. Poi, quando gli demmo l’indirizzo e il numero di telefono di un hotel a Berlino dove avremmo aspettato ulteriori notizie, ci lasciò davanti al cancello.

La telefonata tanto aspettata in hotel arrivò finalmente alle 5.30 circa del pomeriggio e Keane disse:

Le leggerò ora il rapporto che rilasceremo immediatamente dopo alla stampa. Esso dice:

“ Un esame iniziale ha indicato che Rudolf Hess ha attentato contro la sua propria vita. Nel pomeriggio del 17 Agosto 1987, sotto la solita supervisione di una guardia del carcere, Hess si è recato al chiosco nel giardino della prigione dove andava abitualmente a sedersi. Quando la guarda guardò all’interno del chiosco alcuni minuti dopo, trovò Hess con un cavo elettrico attorno al collo. Sono stati fatti tentativi di farlo rinvenire dopodiché Hess è stato portato all’Ospedale Militare Britannico. Dopo altri tentativi di farlo rinvenire, fu dichiarato morto alle ore 4.10 del pomeriggio. La domanda se questo tentativo di suicidio è stata la causa della sua morte è oggetto di un’inchiesta in corso, inclusa una completa autopsia “.

Hess era un uomo fragile di 93 anni senza forza nelle mani che riusciva a malapena a trascinarsi dalla sua cella al giardino. Come si è potuto presupporre che si sia suicidato in quel modo? Si è impiccato col cavo attaccato ad un gancio o alla maniglia di una finestra? Oppure si è soffocato da solo? Coloro che erano responsabili non avrebbero fornito nessuna dettagliata spiegazione su questo punto. Dovemmo aspettare un mese intero per la dichiarazione ufficiale finale circa le circostanze della morte. Fu pubblicata dagli Alleati il 17 Settembre 1987 e dice quanto segue:

1 – le Quattro Potenze sono ora in grado di fare una dichiarazione finale sulla morte di Rudolf Hess

2 – le inchieste hanno confermato che il 17 Agosto Rudolf Hess si è impiccato alla maniglia di una finestra in un piccolo chiosco nel giardino della prigione, usando un cavo di prolunga elettrico che era stato tenuto nel chiosco in relazione ad una lampada da lettura. Sono stati fatti dei tentativi per rinvenirlo e poi fu portato d’urgenza all’Ospedale Militare Britannico dove, dopo ulteriori tentativi di rinvenimento, fu dichiarato morto alle ore 4.10 del pomeriggio.

3 – una nota indirizzata alla sua famiglia fu trovata nella sua tasca. Questa nota fu scritta sulla parte dietro di una lettera di sua nuora datata 20 Luglio 1987. Iniziava con le parole: “Al direttore di questo luogo. Scritta alcuni minuti prima della mia morte “. Il perito calligrafico ed esperto di documenti del laboratorio del governo britannico, Dr. Beard, ha esaminato questa nota e ha concluso che non vi è ragione di dubitare che sia stata scritta da Rudolf Hess.

4 – E’ stata effettuata un’autopsia sul corpo di Hess il 19 Agosto nell’Ospedale Militare Britannico dal Dr. Malcolm Cameron. L’autopsia fu conclusa alla presenza di rappresentanti-medici delle quattro potenze. Il rapporto indicava un segno lineare sulla parte sinistra del collo compatibile con una corda. Il Dr. Cameron dichiarò che a suo parere la morte è stata causata da asfissia causata dalla compressione del collo dovuta a sospensione.

5 – l’inchiesta ha confermato che la routine seguita dallo staff in giorno del suicidio di Hess rispettava le normali procedure. Hess aveva cercato di tagliarsi i polsi con un coltello da tavolo nel 1977. Subito dopo questo incidente, i guardiani furono sistemati nella sua stanza a guardato a vista 24 ore al giorno. Questa procedura cessò dopo vari mesi in quanto definita impraticabile, non necessaria e invasiva della privacy di Hess.

Il rapporto dell’autopsia effettuata dal medico-patologo britannico Dr. Cameron il 19 Agosto fu consegnata in seguito alla famiglia. Concludendo che la morte di mio padre non era dovuta a cause naturali, ciò era compatibile con il quinto punto della dichiarazione finale ufficiale Alleata.

AUTOPSIA E SEPOLTURA

Sulla base di un accordo fra la famiglia e gli Alleati, il corpo di Rudolf Hess non sarebbe stato cremato ma sarebbe stato restituito alla famiglia per essere sepolto “tranquillamente in Baviera alla presenza dei suoi cari”.

Gli Alleati mantennero questo accordo, qualcosa di cui si sono sicuramente pentiti. Come da accordi, il corpo di mio padre fu restituito alla famiglia la mattina del 20 Agosto 1987 nella caserma di addestramento americana di Grafenwehr, dove era arrivato la stessa mattina da Berlino su un aereo militare britannico.

La bara era accompagnata dai tre responsabili occidentali e da due russi che non conoscevo, nonché da un certo Maggiore Gallagher, capo del così detto “Dipartimento Investigativo Speciale della Polizia Reale Militare”. La consegna fu breve. Poi portammo il corpo all’Istituto di Medicina Forense a Monaco dove il Prof. Wolfgang Spann stava aspettando, su richiesta della nostra famiglia, per effettuare una seconda autopsia. Per tutto l’intero viaggio dalla caserma militare di Grafenwehr all’Istituto di Medicina Forense di Monaco, il trasporto era scortato da una squadra della polizia bavarese.

A conclusione del suo rapporto del 21 Dicembre 1988, sulla seconda autopsia, il rinomato medico-patologo di Monaco Dr. Spann evidenziò le difficoltà incontrate perché non aveva alcuna informazione sui dettagli della presunta impiccagione. Nello specifico, egli non aveva informazioni sulle condizioni di mio padre dopo il supposto ritrovamento del suo corpo. Nonostante questi limiti, il Dr. Spann fu tuttavia in grado di arrivare alla seguente conclusione significante:

“ La conclusione del Dr. Cameron che questa compressione fu causata da sospensione non è per forza compatibile con i nostri accertamenti. Nella medicina forense, la traiettoria che il segno della corda indica sul collo è considerato un classico indicatore di differenziazione fra le forme di impiccagione e strangolamento. Se il Prof. Cameron, nella sua valutazione della causa di morte, arriva alla conclusione che la causa della morte fu asfissia causata da compressione del collo a causa dell’impiccagione, egli trascura di considerare l’altro metodo di soffocamento, cioè, lo strangolamento. Per fare questa distinzione sarebbe stato necessario un esame della traiettoria del segno della corda. L’esatta traiettoria del segno non viene indicata nel rapporto autoptico del Prof. Cameron.

Qui non è stato descritto e valutato ne la traiettoria del segno di soffocamento sul collo, come abbiamo descritto, ne la sua traiettoria sulla gola e nemmeno la sua posizione relativa alla sporgenza della laringe. Poiché sulla pelle illesa del collo, dove viene preclusa la possibilità di deformazione tramite la sutura della sezione anatomica, è stata identificata una traiettoria quasi orizzontale del segno di soffocamento. Questa scoperta, nonché il fatto che il segno sulla gola non era posizionato sopra la laringe, è più indicativa di un caso di strangolamento che di impiccagione. In nessun caso queste risultanze possono essere spiegate con una così detta tipica impiccagione. Anche i vasi sanguigni scoppiati che furono osservati sul volto, causati da congestione del sangue, non sono compatibili con una tipica impiccagione “.

Un inserviente medico tunisino, Abdallah Melaouhi, era un dipendente civile dell’amministrazione della prigione di Spandau al tempo in cui mio padre morì. Egli non è un cittadino di una delle quattro potenze Alleate occupanti e nemmeno un membro delle loro forze armate. Di conseguenza non poté essere messo a tacere o trasferito in qualche angolo remoto del mondo come successe agli altri che erano presenti alla scena del crimine.

Dopo la morte di mio padre, Melaouhi si mise in contatto con la nostra famiglia. Da una nota che mio padre gli scrisse, era chiaro che tra i due c’era un rapporto di personale fiducia. Il succo del racconto di Melaouhi, che depose in un affidavit (deposizione scritta e giurata, ndt.), è il seguente:

“ Quando arrivai al chiosco del giardino, trovai la scena come se ci fosse stato un incontro di lotta. C’era tutto sotto sopra e la sedia sulla quale Hess si sedeva di solito era per terra a notevole distanza dal suo posto normale. Hess giaceva senza vita sul pavimento. Non reagiva a niente. Il suo respiro, il polso ed il battito cardiaco non erano percettibili. Jordan (una guardia americana) era vicino ai piedi di Hess ed era ovviamente fuori di se “.

Melaouhi notò con stupore che oltre a Anthony Jordan, la guardia americana di colore, erano presenti due forestieri in uniforme militare americana. Ciò era inusuale poiché a nessun soldato era permesso di accedere a questa parte della prigione e, soprattutto, perché qualsiasi contatto con Rudolf Hess era strettamente vietato. Secondo il parere di Melaouhi, i due forestieri sembravano tranquilli e calmi, al contrario di Jordan.

AFFIDAVIT DAL SUDAFRICA

Oltre al racconto dell’inserviente medico tunisino, c’è un secondo affidavit riguardante gli eventi di Spandau del 17 Agosto 1987. Mia moglie lo portò dal Sudafrica dove aveva incontrato un avvocato sudafricano che aveva dei contatti con i servizi segreti occidentali. Riuscii a convincere questa persona a formulare la sua testimonianza sotto forma di affidavit preparata per un esperto. Datato 22 Febbraio 1988, questo affidavit dice:

“ Mi sono state fatte domande circa i dettagli della morte dell’ex Ministro del Reich Rudolf Hess. Il Ministro del Reich Rudolf Hess fu assassinato su ordine del Ministero degli Interni Britannico. L’omicidio fu commesso da due membri del SAS Britannico (22° Reggimento SAS, Centro Addestramento SAS Bradbury Lines, Hereford, Inghilterra). L’unità militare del SAS (Special Air Service) è subordinato al Ministero degli Interni Britannico e non al Ministero della Difesa. La pianificazione dell’omicidio e la sua conduzione furono effettuate dal MI-5. L’azione da servizio segreto, il cui scopo era di assassinare il Ministro del Reich Rudolf Hess, fu pianificata così frettolosamente che non le fu dato nemmeno un nome in codice, il che non è cosa abituale.

Altri servizi segreti al corrente del piano erano quelli americani, quello francese e quello israeliano. Nemmeno il KGB e il GRU sovietici, ne tantomeno i servizi segreti tedeschi ne erano stati informati.

L’assassinio del Ministro del Reich Rudolf Reich era diventato necessario perché il governo dell’URSS intendeva rilasciare il prigioniero nel Luglio del 1987 (in relazione alla visita a Mosca del Presidente tedesco von Weiszaecker), ma il Presidente von Weiszaecker riuscì a negoziare una proroga con il capo del governo sovietico Gorbachev fino a Novembre 1987, il periodo del ciclo di guardia di competenza sovietica. 

I due uomini del SAS erano già alla prigione di Spandau la notte tra sabato e domenica (15-16 Agosto 1987). La CIA americana diede il suo assenso all’omicidio al Lunedì (17 Agosto 1987).

Durante la passeggiata pomeridiana di Hess, i due appartenenti al SAS se ne stavano nel chiosco del giardino della prigione in attesa del prigioniero e tentarono di strangolarlo con un cavo lungo 4 piedi e mezzo (circa 1 metro e 40 cm.). Dopodichè inscenarono un “suicidio per impiccagione”. Ma siccome Rudolf Hess fece resistenza e gridò aiuto che mise in allarme almeno una guardia americana, il tentativo alla vita del prigioniero fu interrotto e fu chiamata un ambulanza per andare all’Ospedale Militare Britannico. Rudolf Hess, privo di coscienza, fu portato in quell’ospedale con l’ambulanza.

Mi fu data la suddetta informazione personalmente e verbalmente da un ufficiale dei servizi israeliani Martedì 18 Agosto 1987 verso le 8 del mattino, ora del Sudafrica. Conoscevo ufficialmente e personalmente questo membro dei servizi israeliani da quattro anni. Ho apprezzato molto la sua sincerità e onestà e non ho alcun dubbio sulla veridicità dell’informazione. Anche la natura assolutamente confidenziale di questa conversazione con il sottoscritto è fuori dubbio.

Oltre al rapporto autoptico fuorviante del Dr. Cameron, gli stessi inglesi fornirono l’indizio più decisivo per risolvere la misteriosa morte avvenuta nel chiosco del giardino della prigione di Spandau.

BIGLIETTO DI SUICIDIO?

Come già menzionato, il 17 Agosto 1987 mi fu detto soltanto che mio padre era morto. Fu solo il giorno dopo che appresi che si era presumibilmente suicidato. Come reazioni ai dubbi che espressi subito pubblicamente circa il suo presunto suicidio, gli Alleati furono indotti a scoprire, il 19 Agosto 1987, una “prova” apparentemente inconfutabile del suicidio. Questo è il così detto “biglietto di suicidio”. Si tratta di una lettera scritta a mano, senza data, sul retro di un’ultima lettera di famiglia a Rudolf Hess, datata 20 Luglio 1987. Il testo del presunto “biglietto di suicidio” era il seguente:

“ Per favore ai responsabili di questo luogo. Scritto alcuni minuti prima della mia morte. Miei amati, vi ringrazio per tutte le cose che avete fatto per me. Dite a Freiburg che mi dispiace di aver dovuto agire in questo modo come se non la conoscessi, sin dal processo di Norimberga. Non avevo scelta, altrimenti ogni tentativo di riavere la libertà sarebbe stato vano. Non vedevo l’ora di rivederla. Ho avuto le sue fotografie così come le vostre. Il vostro caro “.

Wolf Rudiger Hess solo con suo padre per la prima volta dal 1941.

Questa lettera fu consegnata alla famiglia più di un mese dopo la sua morte. Ci fu detto che doveva essere prima esaminata in un laboratorio inglese.

Mentre sembrava la scrittura di mio padre (sebbene molto distorta, come lo era ogni volta che soffriva di un rialzo emotivo, problemi di salute e anche durante cure mediche), questo “biglietto” non rispecchiava il modo di pensare di Rudolf Hess nel 1987. Anzi, rispecchiava il suo modo di pensare di venti anni prima. Il contenuto riguarda principalmente “Freiburg”, la sua segretaria privata di un tempo, di cui si era preoccupato nel 1969 quando ebbe un ulcera duodenale perforata e rischiò la morte. Inoltre riportava la firma “il vostro caro” che non usava da 20 anni.

C’è un altro indizio nel testo della lettera che indica la sua data. La frase “ho avuto le sue fotografie così come le vostre”, avrebbe avuto un senso solo durante il periodo prima del Natale 1969, perché fino a quel Natale non ricevette nient’altro che fotografie di “Freiburg” e nostre. A partire dal Natale 1969 ricevette visite da membri della famiglia e ricevette altre fotografie di “Freiburg” la quale non aveva il permesso di fargli visita. Considerando il modo preciso in cui mi padre si era espresso, questa frase può essere solamente stata scritta prima del 24 Dicembre 1969. Scritta nell’Agosto del 1987, questa frase non ha alcun senso.

Infine le parole di apertura di questa breve lettera: “scritto alcuni minuti prima della mia morte” non può corrispondere al suo esatto modo di esprimersi. Se avesse veramente scritto questa lettera prima di un suicidio pianificato, avrebbe sicuramente scelto una frase che specificava il suicidio, come ad esempio: “ poco prima del mio ritiro volontario dalla vita” o qualcosa del genere, ma non l’ambigua parola “morte” che lascia aperto ogni possibile metodo di morte.

Noi, membri della sua famiglia che conoscevamo non solo la scrittura di mio padre ma lo scrittore stesso e che conoscevamo profondamente le sue preoccupazioni durante i suoi ultimi anni, sappiamo che questo presunto “biglietto di suicidio” è una truffa così rozza quanto cattiva.

Possiamo ora dire che una “lettera di addio” scritta da mio padre circa venti anni prima in attesa della sua morte, e che non fu allora consegnata alla sua famiglia, è stata usata per allestire questa falsificazione. A questo scopo il testo fu trasferito con qualche moderno sistema sul retro di una nostra lettera che mio padre aveva ricevuto di recente. Il rimbro di censura “Prigione Alleata di Spandau” che normalmente appariva, senza eccezione, su ogni corrispondenza in arrivo per oltre 40 anni, era visibilmente assente dalla nostra lettera speditagli il 20 Luglio 1987. Inoltre il presunto biglietto di suicidio non recava alcuna data, il che era contrario alla pratica di routine di mio padre di mettere la data sempre a qualsiasi cosa lui scrivesse. La data originale era stata ovviamente omessa.

OMICIDIO, NON SUICIDIO

Sulla base del rapporto autoptico del Prof. Spann, gli affidavit dell’inserviente medico tunisino e dell’avvocato sudafricano, nonché la presunta “lettera di suicidio”, posso solo concludere che la morte di Rudolf Hess, il pomeriggio del 17 Agosto 1987, non fu un suicidio ma un omicidio.

Sebbene le autorità americane erano di turno presso la Prigione Militare Alleata di Berlino-Spandau nell’Agosto del 1987, è degno di nota il fatto che cittadini britannici abbiano avuto un ruolo così importante nell’atto finale del dramma di Hess. Il direttore americano, Sig. Keane, ebbe il permesso dagli inglesi solamente per chiamarmi ed informarmi della morte di mio padre. Dopo di che il suo unico dovere era quello di tenere la bocca chiusa.

Riassumendo:

- I due uomini che l’inserviente tunisino Melaouhi vide in uniforme americana, e che molto probabilmente erano gli assassini di Rudolf Hess, appartenevano al reggimento SAS britannico.

- La morte fu dichiarata dall’Ospedale Militare Britannico nel quale mio padre fu trasportato in un ambulanza inglese.

- Il certificato di morte è firmato soltanto da personale militare britannico

- L’autopsia fu eseguita da un patologo inglese.

- Il direttore inglese del carcere, Mr. Antony Le Tissier, ha assistito personalmente alla distruzione di tutte le prove rivelatrici, come il cavo elettrico, il chiosco del giardino ecc.

- I funzionari del SIB (Special Investigation Branch) che investigarono sulla morte, erano tutti cittadini britannici ed erano capitanati da un maggiore britannico.

- Il presunto “biglietto di suicidio” fu apparentemente trovato due giorni dopo nella tasca della giacca di Hess da un ufficiale britannico e venne esaminato in un laboratorio britannico.

- Il Sig. Allan Green, il Dirigente inglese del Pubblico Ministero, fermò un inchiesta sulla morte di mio padre iniziata da Scotland Yard, la quale aveva suggerito “un inchiesta per omicidio a tutto raggio” dopo che dei funzionari avevano rilevato molte incongruenze.

Rudolf Hess non si è suicidato il 17 Agosto 1987 come sostiene il governo britannico. Il peso delle prove indica invece che funzionari britannici, agendo su ordini superiore, assassinarono mio padre.

UN CRIMINE CONTRO LA VERITA’

Lo stesso governo che tentò di farlo diventare un capro espiatorio per i suoi crimini e che per quasi mezzo secolo tentò fermamente di occultare la verità sulla vicenda Hess, alla fine non si è fatto scrupolo a ucciderlo per metterlo a tacere. L’omicidio di mio padre non fu soltanto un crimine contro un uomo vecchio e fragile, ma anche un crimine contro la verità storica. Fu l’atto finale logico di una cospirazione ufficiale inglese che iniziò nel 1941, agli albori della vicenda Hess.

Ma posso assicurare a loro, e a voi, che questa cospirazione non andrà a buon fine. L’omicidio di mio padre non chiuderà per sempre, come sperano, il caso Hess.

Sono convinto che la storia e la giustizia assolveranno mio padre. Il suo coraggio nel rischiare la propria vita per la pace, la lunga ingiustizia sofferta e il suo martirio, non verranno dimenticati. Egli sarà vendicato e le sue ultime parole al processo di Norimberga “ non mi pento di niente “, echeggeranno per sempre.

Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI

Tratto dal sito : http://www.isses.it/hess.htm